Suolo: bene prezioso per l’Umanità

Qualche giorno fa ci siamo imbattuti in una nuova petizione:
people4soil #salvailsuolo
In pratica non esiste una legge che tuteli il suolo dal cemento, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi.
Oltre 400 associazioni chiedono all’UE norme specifiche per tutelare il suolo, come bene essenziale alla vita.
Questo è il link per informarsi e dare il proprio contributo: https://salvailsuolo.it/

E’ nata dunque la necessità di approfondire l’argomento e qui di seguito proponiamo
un articolo di Fondazione Slow Food:
“Il suolo è vita, salute e biodiversità, salviamolo!

Dopo gli oceani, il suolo è la più grande riserva di carbonio del pianeta e un terzo di tutte le specie viventi si trova sotto la sua superficie. È un bene comune, a rischio in molti paesi del mondo.
Il terreno fornisce i nutrienti e l’acqua necessari per produrre il cibo. Filtra l’acqua piovana e la rimette in circolo pulita e potabile. Regola il clima.
Ci vogliono migliaia di anni per creare pochi centimetri di terreno fertile, ma bastano pochi decenni per distruggerlo e non è sempre possibile recuperarne struttura e fertilità: se il suolo è povero di vita e insalubre è impossibile produrre un cibo sano.
Solo la metà di quello che chiamiamo suolo è composto di minerali, come sabbia e argilla. Circa il 20% è acqua e un altro 20% è aria. Il rimanente 5-10% sono radici, materia organica e piccolissimi organismi viventi. I consorzi di esseri viventi presenti nel terreno frantumano il suolo, decompongono la materia organica, favoriscono il nutrimento delle piante rilasciando azoto, restituiscono humus e sostanze minerali semplici, fondamentali per la fertilità e per la formazione di zolle soffici e porose, scure, più resistenti all’azione dell’acqua, del vento e delle lavorazioni meccaniche. La fertilità è strettamente connessa alla presenza di sostanza organica nel suolo. Un suolo che ne contiene meno dell’2%, come accade spesso nei paesi occidentali, è povero, destrutturato e degradato.

Il suolo è a rischio nel mondo per molte ragioni:
Industrializzazione dell’agricoltura
Dopo la I e la II guerra mondiale l’industria bellica è stata riconvertita nella produzione di fertilizzanti di sintesi e di antiparassitari che hanno impoverito i terreni, riducendone drasticamente la materia organica, ovvero la “fertilità”.
I fertilizzanti chimici, i semi ad alto rendimento, i pesticidi, gli erbicidi e le monocolture hanno aumentato le rese e triplicato la produzione agricola, a fronte di un incremento modesto delle terre coltivate (+ 12%), ma hanno pesantemente compromesso la biodiversità nel suolo e la diversità delle colture.
L’eccesso di irrigazione ha causato la salinizzazione (aumento di sale) in molti terreni, danneggiando non solo la vegetazione naturale, ma anche i microrganismi presenti del suolo e l’intero ciclo idrologico che vi si compie.
L’eccesso di sostanze agrochimiche (fertilizzanti chimici, erbicidi, pesticidi) ha inciso potentemente sugli equilibri naturali tra i microrganismi del suolo, e insieme al compattamento dovuto ai macchinari pesanti, ha ridotto la struttura e la biodiversità del terreno.
Il 95% del cibo di tutto il mondo deriva, direttamente o indirettamente, dal terreno. Se la domanda di prodotti agricoli continuasse a crescere ai ritmi attuali, nel 2050 la terra avrebbe bisogno di un’area agricola aggiuntiva pari a Brasile e India insieme, inasprendo le tensioni politiche e sociali già emerse negli anni scorsi. La gestione sostenibile dei suoli agricoli, secondo la Fao, potrebbe invece aumentare la produzione di cibo fino al 58%.

Erosione: è la rimozione della parte superficiale del suolo da parte dell’acqua e del vento. Rimuovendo parte dello strato (costituito da poche decine di centimetri) in cui si concentra la sostanza organica e quindi la fertilità dei suoli, si diminuisce la produttività dei terreni, in alcuni casi in modo irreversibile. In seguito all’erosione si verificano frane, smottamenti e, come ultima fase, si arriva alla desertificazione.
Le cause dell’erosione possono essere la cattiva gestione del territorio (sbancamenti di terreni per fini agricoli, pascolo eccessivo..) oppure eventi naturali legati al cambiamento climatico, come alluvioni o incendi.

La deforestazione è uno dei fenomeni che più concorrono all’erosione del suolo: ogni anno sono abbattuti 7,3 milioni di ettari di foresta, pari all’estensione dello stato di Panama, soprattutto nelle aree tropicali (Indonesia, Brasile, Tailandia, Congo). La deforestazione contribuisce con una percentuale tra il 6 e il 12% alle emissioni annuali in atmosfera di diossido di carbonio.

In Europa l’erosione idrica interessa 105 milioni di ettari: il 16% dell’intera superficie europea. Solo il vento ha eroso, secondo le stime, da 10 a 42 milioni di ettari.

Impermeabilizzazione: è un processo irreversibile, distrugge per sempre tutte le funzioni del suolo.
È causata dalla costruzione di infrastrutture per i trasporti e dall’urbanizzazione: tra il 1990 e il 2006 in Europa sono stati impermeabilizzati 15.000 kmq di suolo. Se questa tendenza venisse mantenuta, in un secolo si perderebbe un’area grande quanto l’Ungheria.
Oggi la superficie mondiale occupata dalle aree abitate è del 1-2%, che secondo le previsioni salirà a 4-5% nel 2050.

Inquinamento e estrazioni: anche i rifiuti chimici o radioattivi riversati in discariche abusive, i residui di estrazione non smaltiti correttamente, o le stesse attività di movimentazione del suolo legate alle attività minerarie inquinano o sconvolgono la struttura del terreno e gli equilibri della microfauna al suo interno.
Nel 2014 ad esempio, ben 540 mila tonnellate di pietre e terreno sono state estratte o lavorate nel mondo per ottenere una sola tonnellata di oro, e 320 mila per una sola tonnellata di platino.
Ogni anno circa 200 mila metri cubi di rifiuti radioattivi sono prodotti nel mondo e la tendenza è in costante crescita.

Il suolo e il clima
Nel suolo del pianeta è sequestrato più carbonio (il responsabile del surriscaldamento del pianeta) che in tutta l’atmosfera e la vegetazione terrestre. Ogni evento o lavorazione del terreno – come arare in profondità o usare troppi fertilizzanti – favorisce il rilascio nell’atmosfera del carbonio imprigionato, che va ad aumentare la quantità di gas serra e quindi la temperatura dell’atmosfera.
A loro volta, in una spirale inesorabile di causa-effetto, gli eventi estremi generati dal cambiamento climatico (siccità, alluvioni…) peggiorano ulteriormente le condizioni del suolo.
Le emissioni di gas serra generate da agricoltura, silvicoltura, pesca sono quasi raddoppiate negli ultimi 50 anni (corrispondono al 14% circa del totale delle emissioni) e se si mantiene la tendenza attuale, potrebbero aumentare del 30% entro il 2050.

Come si preserva la fertilità dei suoli?
Cambiando paradigma produttivo. Il suolo è un ecosistema vivo e complesso, il cui equilibrio deve essere conservato, per questo l’obiettivo non può essere la massimizzazione delle rese agricole, ma la conquista di una buona produttività sul lungo periodo, grazie all’adozione di pratiche agroecologiche che:
limitino le monocolture e adottino varietà e cultivar locali, autoproducendo i semi e i materiali di propagazioneusino compost e fertilizzanti organici o deiezioni degli animaliriducano o eliminino le arature profonde e ingiustificateusino pacciamature, rotazioni delle colture, controllando infestanti, parassiti e mettendo a dimora cover crops (colture di copertura, come lupino, erba medica, favino… importanti per fissare l’azoto nei periodi di riposo dei terreni)contengano al minimo indispensabile l’impiego di sostanze chimiche di sintesi (es. antiparassitari) ricorrendo il più possibile alla lotta biologica

L’agroecologia produce suoli fertili, ricchi di materia organica (carbonio), mantiene le superfici del suolo coperte di vegetazione, richiede meno input chimici, preserva la biodiversità e, valorizzando vecchi sistemi di coltivazione, rende i suoli meno soggetti all’erosione e alla desertificazione.”

∼LaLσρ ♣

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