Dimostrami quanto inquini

Vallarsa, piccolo comune trentino vicino a Rovereto, anno 2014:
approvato un regolamento comunale rivoluzionario

Il testo approvato dall’amministrazione comunale di Vallarsa prevede che le aziende agricole convenzionali (che non adottano metodi di coltivazione bio) debbano dimostrare di non utilizzare prodotti dannosi per l’ambiente: immediato ed efficace.

Questa misura adottata dal Comune ha portata storica, che inverte l’onere della prova: secondo la normativa europea e nazionale le aziende biologiche e biodinamiche hanno l’obbligo di certificarsi mentre le aziende agricole convenzionali hanno facoltà di utilizzare qualunque tipo di prodotto inquinante, senza alcuna richiesta di trasparenza nei confronti della comunità, che dovrà accollarsi le conseguenza dell’uso di prodotti chimici chimici, dai pesticidi ai concimi di sintesi.

A Vallarsa Geremia Gios, ex sindaco ed attualmente assessore alle finanza e bilancio nonché preside della Facoltà di Economia dell’Università di Trento, ha cambiato le regole con un regolamento preciso per le attività agricole e zootecniche.

L’agricoltore convenzionale deve certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e con quali modalità, garantendone l’assenza di diffusione al di fuori dei propri terreni. La certificazione richiesta non è una autocertificazione: come si legge nel regolamento comunale, i prodotti chimici usati dovranno essere certificati da organismi scientifici e/o tecnici di livello nazionale o internazionale, oppure dovranno essere conformi alle disposizioni e modalità esecutive indicate da Enti pubblici sovracomunali e/o organismi tecnici di comprovata esperienza sulla base di indicazioni di organismi scientifici di adeguato livello.

In mancanza di una certificazione, l’agricoltore convenzionale dovrà sottoscrivere una fideiussione a favore del Comune di Vallarsa, quale garante di tutta la popolazione e delle generazioni future o un’assicurazione per il rischio di eventuali danni a terzi che potrebbero derivare dall’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche che lui stesso utilizza. In particolare, quest’ultima dovrà essere una polizza assicurativa per responsabilità civile dell’assicurato per il risarcimento di spese e danni cagionati a terzi in conseguenza dell’inquinamento causato dall’attività di coltivazione e/o allevamento dichiarata e svolta nello stabilimento. La polizza assicurativa deve coprire un periodo di almeno dieci anni a partire dall’anno in cui avviene la coltivazione o l’allevamento per le coltivazioni standard e venti anni per coltivazioni ed allevamenti con utilizzo di OGM. Una commissione comunale controlla quanto dichiarato dalle aziende e in caso di inadempienza scatta la sanzione amministrativa di 152 euro al mese per ogni ettaro.

Il sindaco di Vallarsa ha dichiarato che nel comune le attività principali sono la coltivazione di viti, frutta, erbe medicinali e l’allevamento di bovini e capre. Tutte le aziende seguono il regolamento ad eccezione di una che è stata multata.

Oltre all’idea che chi inquina deve pagare, il regolamento si basa anche sul principio di precauzione, all’interno di una coerente strategia di analisi dei rischi che non sempre sono noti sulla base delle informazioni scientifiche disponibili, sia in conseguenza dell’incertezza collegata con le indagini scientifiche, sia delle possibili interazioni non prevedibili a priori tra tecniche e prodotti e specifiche caratteristiche ambientali della Vallarsa, così come è scritto nel verbale dell’approvazione del testo. L’amministrazione ha pensato anche a misure proporzionali, non discriminatorie, coerenti, basate su un esame dei potenziali vantaggi ed oneri, rivedibili ed in grado di attribuire la responsabilità per la produzione delle prove scientifiche necessarie per una completa valutazione del rischio.

La partenza è l’agricoltura perché è l’attività prevalente nel terrtiorio comunale, ma il verbale rinvia ad un successivo provvedimento la regolamentazione degli altri settori produttivi e delle attività di consumo.

Gios ha inoltre aggiunto che “Per garantire lo sviluppo economico insieme alla difesa del nostro territorio e della salute delle persone, non basta incentivare la green economy ma occorrono piuttosto nuove regole che eliminino le palesi distorsioni di mercato e i costi sociali insostenibili. Questo è possibile semplicemente applicando i principi chiave del nostro ordinamento e i Comuni possono fare moltissimo in questo ambito. Con il sistema attuale coloro che producono esternalità negative sono avvantaggiati, ma non è giusto che a sostenere maggiori costi di certificazioni siano le aziende meno impattanti. Il nostro obiettivo, con l’inversione dell’onere della prova, è ribaltare questo meccanismo”.

Si tratta di una iniziativa davvero all’avanguardia ed anche apparentemente semplice nella sua applicazione. Speriamo che questo esempio illuminato possa dare un esito positivo e che altri Comuni italiani ne seguano le orme!

∼LaLσρ ♣

gios1

Non la piu’ forte o intelligente, ma la specie più predisposta al cambiamento, sopravvive

Un centinaio di persone si sono riunite ieri al circolo Arci di Cantagrillo
richiamati dalla preoccupazione a seguito dell’incendio e spinti dalla necessità di un confronto sulle azioni
da intraprendere per il futuro del nostro territorio.
Al momento la discarica risulta ancora chiusa per volere della Regione Toscana
ma le intenzione di molti attori di questa vicenda spingono verso una celere riapertura.
Il Sindaco di Serravalle ad esempio, che fin dalla prima ora dopo l’accaduto, dichiara davanti ai molti cittadini radunati,
preoccupati e arrabbiati, che la discarica ha raggiunto una capienza del solo 60% per cui verrà riaperta e sfruttata fino al completo.
L’Arpat, che circoscrive il raggio di possibile contaminazione nei dintorni dell’incendio e conferma dopo le analisi
“Si conferma l’assenza di ricadute tali da apportare una contaminazione del suolo o delle acque in tutto il territorio circostante la discarica”
Peccato avere del tutto ignorato che quella sera
il vento ha soffiato e spinto la gran parte della nube tossica nelle zone di Lamporecchio e Larciano, tanto da far emanare alle autorità il richiamo per tutti i cittadini di barricarsi in casa a finestre chiuse.
L’Arpat aggiunge “non vi è stata una contaminazione significativa dei vegetali esposti ai fumi dell’incendio” ma considerando che la maggiore ricaduta di questi fumi alla DIOSSINA è avvenuta
al di fuori dell’area esaminata, possiamo affermare di non avere dati completi che rassicurino i cittadini e le molte aziende agricole presenti sul Montalbano.
Trattandosi di un luogo dove vengono stoccati rifiuti industriali e speciali (non la nostra spazzatura di casa, per intendersi)
anche la Confindustria Toscana si spreca in elogi del tipo “gestione attenta e responsabile”.
La storia di questa discarica che compie 20 anni è ben nota e di facile reperimento per chi volesse saperne gli avvicendamenti,
si tratta di fatti che purtroppo spesso si assomigliano in materia di gestione di rifiuti e grandi giri d’affari:
illeciti, assenza di trasparenza, organi di controllo mancanti.
L’assemblea di ieri non voleva essere un processo storico o politico
l’urgenza delle persone è quella di trovare delle alternative a questi pericolosi, anacronistici e inquinanti sistemi di stoccaggio
che rappresentano delle bombe latenti nascoste in valli che sarebbero naturalisticamente dei capolavori, senza lo sfregio di questi sversamenti.
Molti gli interventi durante la serata, come quello di una signora che invitava tutti allo sforzo di cambiare le nostre abitudini quotidiane
solo pochi decenni fa, sarebbe stato impensabile arrivare a produrre così tanta spazzatura pro-capite.
All’unanimità le persone presenti si batteranno per NON fare riaprire la discarica, le forze di Associazioni e Gruppi della
zona confluiranno in un comitato di cittadini.
Prossimi appuntamenti: lunedì 25/7 a Cantagrillo per la formazione di un gruppo di lavoro e
mercoledì 27/7 per assistere al consiglio comunale c/o Casalguidi.

Succedeva ieri a Cerreto Guidi

Succedeva ieri a Cerreto Guidi, dove una parte del centro storico è
stato messo gentilmente a disposizione della nostra Associazione.
Nella cornice di un borgo Mediceo, lungo la stradina pedonale attraversato da un clemente venticello, abbiamo disteso tutti i nostri banchetti.
Produttori biodinamici, biologici e naturali, oltre che il piu’ locale possibile, ecco le caratteristiche distintive dell’Apericena Bio.
Questo è il senso della nostra partecipazione a queste iniziative,
promuovere e far incontrare l’offerta di prodotti stagionali e sani
e la domanda delle persone sempre piu’ consapevoli che il mantenimento della salute passa forzatamente dalla qualità del cibo con cui nutriamo il nostro corpo.
Sostenere un produttore che non adotta pratiche intensive negli allevamenti, attento agli equilibri naturali, a non inquinare il suolo e l’acqua,
significa anche garantire a tutti un ambiente piu’ salutare, evitare sulla tavola alimenti pieni di antibiotici/ormoni/sostanze potenzialmente cancerogene, tutelare la biodiversità e finanziare l’economia locale.
In queste occasioni, di grande ricchezza l’operato di artigiani che dal vivo ci mostrano il saper fare di mestieri tradizionali.
Magari ancora lucida nella mente di molti nostri nonni, come quella che ieri ci ha proposto Matteo impagliando sedie, che ci riporta inevitabilmente al sarello, l’erba che cresce in padule.
Non poteva mancare la musica, in salsa folk abbiamo avuto il piacere di ascoltare gli Arcambold di Empoli.
Per i piccini, Zoe la nostra fascinosa giocoliera, Rebecca con il suo zucchero filato ed il gelataio per tutti, entrambi bio, ovviamente.
Ah! L’hennè naturale, come dimenticare la Sara che con abile maestria ha dato un tocco orientale alla serata.
Un grazie di cuore a tutti i volontari che hanno collaborato ed a tutte le persone che hanno cenato con noi, scegliendoci fra ampie e diverse proposte a disposizione per il paese.