L’agricoltura biologica può sfamare il Mondo proteggendo la Terra

Centinaia di studi scientifici adesso dimostrano che l’agricoltura biologica può garantire rese sufficienti, essere remunerativa per i contadini, proteggere e migliorare l’ambiente ed essere più sicura per i lavoratori agricoli.

Il nuovo studio di Reganold e Watcher (Fonte: Union of Concerned Scientist) dimostra come l’agricoltura biologica meglio bilanci le performance comparando le quattro aree della sostenibilità
individuati dall’Accademia Nazionale delle Scienze:
produzione, ambiente, economia e benessere sociale .
In questo studio si analizza oltre quarant’anni di ricerche comparando le prospettive di lungo termine dell’agricoltura biologica e convenzionale.

La questione delle rese
Gli scettici hanno da sempre sostenuto che l’agricoltura biologica sia inefficiente, avendo bisogno di più terra per garantire lo stesso ammontare di cibo. Ed è vero che l’agricoltura biologica produce rese minori addirittura fino ad un 20% in meno rispetto a quella convenzionale. Ma gli autori dimostrano che i miglioramenti ambientali compensano notevolmente le minori rese e che la continua ricerca e selezione di nuove sementi andrà a ridurre la differenza.
Spesso si dimentica inoltre che produciamo già abbastanza cibo per sfamare 7,4 miliardi di persone.
In alcuni casi infine, le rese biologiche possono essere addirittura maggiori di quelle convenzionali. Nei casi di gravi siccità, che tra l’altro si stima aumenteranno con i cambiamenti climatici in molte aree del mondo, le rese biologiche sono pari se non superiori a quelle convenzionali per la maggiore capacità del suolo trattato biologicamente di trattenere l’acqua.

Benefici ambientali
L’agricoltura convenzionale produrrà pure più cibo, ma lo fa a spese dell’ambiente: perdita di biodiversità, degrado ambientale e gravi impatti sui servizi ecosistemici hanno da sempre accompagnato le tecniche convenzionali. .
L’agricoltura biologica tende a immagazzinare più carbonio nel suolo, migliorandone la qualità e riducendone l’erosione, ed è più efficiente a livello energetico perché non si basa su fertilizzanti e pesticidi di sintesi.
L’agricoltura biologica è associata con una maggiore biodiversità di piante, animali, insetti e microbi così come diversità genetica. La biodiversità aumenta i servizi che la natura fornisce, come l’impollinazione, e aumenta la capacità del sistema agricolo di adattarsi a condizioni mutevoli.

Redditività
Nonostante rese minori, l’agricoltura biologica è più redditizia per i contadini perché i consumatori sono disposti a riconoscere un prezzo maggiore.
Prezzi più alti possono essere giustificati dalla salubrità e alta capacità nutritiva dei prodotti, e come riconoscimento ai contadini che coltivano evitando danni ambientali

Benessere
Nonostante gli studi per valutare la giustizia sociale e la qualità di vita delle comunità agricole siano pochi, quelli a disposizione suggeriscono che sia l’agricoltura biologica che quella convenzionale presentano spazi di miglioramento. E’ pur vero che l’agricoltura biologica risulta al primo posto nel offrire posti di lavoro e ridurre l’esposizione dei braccianti ai pesticidi e a altri prodotti chimici. Molte certificazioni biologiche hanno anche obiettivi di benessere dei lavoratori agricoli così come del benessere animale.

Oltre il biologico
L’agricoltura biologica è in grado di offrire posti di lavoro, essere redditizia, portare benefici al suolo e all’ambiente e sostenere le interazioni sociali tra i contadini e i consumatori. Ma non sfameremo il mondo con un singolo metodo di agricoltura. Piuttosto quello di cui abbiamo bisogno è un mix di sistemi agricoli biologici e innovativi, come l’agroforestazione, l’agricoltura integrata, l’agricoltura conservativa, sistemi misto di pascolo e e altri sistemi ancora da scoprire.

Un cambiamento necessario nelle politiche agricole
Con solo l 1% delle terre agricole globali destinato al biologico, l’agricoltura biologica può senz’altro contribuire in modo più rilevante a sfamare il Pianeta. Ma ci sono barriere che rendono difficile questa espansione è che includono politiche esistenti, alti costi delle certificazioni biologiche, mancanza di accesso al mercato del lavoro e della distribuzione, mancanza di infrastrutture per conservare e trasportare il cibo. I governi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di politiche che possano aiutare lo sviluppo di sistemi agricoli sostenibili.
In particolare le politiche agricole dovrebbero:
* Offrire incentivi fiscali per i contadini che adottano misure conservative e scientificamente sostenibili, biologiche e pratiche integrate.
* Espandere una assistenza tecnica che offra ai contadini le migliori informazioni su queste nuove pratiche.
* Aumentare la ricerca pubblica per migliorare e ampliare l’agricoltura sostenibile moderna.

Il problema è l’accesso al cibo non la sua scarsità.

Arpat e le zone contaminate dall’incendio in discarica

L’ARPAT ha pubblicato la mappa delle zone di possibile ricaduta
significativa dei fumi dell’incendio avvenuto nella discarica del Cassero
nei giorni 4 e 5 luglio 2016. La relazione tecnica che la accompagna
illustra i dati ed i criteri che sono stati utilizzati per la sua
definizione.

Al di fuori di tali zone, sulla base delle conoscenze ed esperienze
pregresse, ARPAT ritiene di escludere la possibilità che le deposizioni dei
fumi dell’incendio possano aver prodotto un deposito di diossine e
policlorobifenili diossina simili (PCB DL) sui vegetali a foglia larga,
tali da far superare il livello di azione stabilito dalla raccomandazione
211/516/UE per i prodotti ortofrutticoli e cereali destinati
all’alimentazione umana. Tali limite è pari a 0,3 pg/g (OMS-TEQ 2005) per
le diossine e 0,1 pg/g (OMS-TEQ 2005) per i PCB DL.

La mappa attesta quindi che solo all’interno delle zone colorate sono
possibili eventuali superamenti di tale limite. Pertanto proposte di
provvedimenti cautelativi relativi alle coltivazioni dovrebbero essere
limitate alle zone colorate individuate nella mappa.

ARPAT ha prelevato campioni di fogliame all’interno delle zone individuate,
sui quali sono in corso le analisi di laboratorio, i cui risultati saranno
resi disponibili nei tempi tecnici necessari, stimati in circa una decina
di giorni.

Conferenza discarica Cassero: tranquilli, abbiamo ancora un terzo di spazio da riempire

Stasera a Casalguidi, per la Conferenza stampa promossa dal Sindaco con Arpat e Asl, in seguito al drammatico incendio alla discarica del Cassero, è stato necessario cambiare la Sala, vista la gran folla presente.
Tutto il cinema della Misericordia si è riempito in ogni ordine, persone di ogni età e condizione, inferocite, preoccupate, angosciate e impaurite.
Dal dilemma per le zucchine e per l’insalata dell’orto, ai timori per la salute dei propri figli o degli animali.
La consapevolezza in molti di non essere al sicuro, anzi arrabbiati per la lunga storia di disagio legata alla discarica.
A poco sono valse le ricostruzioni delle vicende fatte dal Sindaco e ancor meno le considerazioni esposte dal dott. Gocci di Arpat e dal funzionario Asl nonché dall’Assessore regionale all’Ambiente Fratoni.
Dopo l’ammissione della diffusione della diossina e dell’annuncio di provvedimenti restrittivi che sono previsti per i prossimi giorni in merito all’utilizzo alimentare degli ortaggi, in molti hanno gridato chiedendo la chiusura del sito.
Al termine il Sindaco ha riferito che la discarica è utilizzata per poco più del 60%, quindi ha ancora capienza di oltre il 30%!
Ecco l’incontro è finito qui, con questa affermazione che non prevede cambiamento di rotta, non la contempla proprio, almeno alla stato dei fatti.
Ecco forse l’incendio, pur nella sua gravità, attuale e futura, non è il peggior accadimento,
IL PEGGIOR PERICOLO è LA MANCATA PRESA DI COSCIENZA che così non si può andare avanti, occorre ripensare il modo di consumare e di vivere.
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