Ciao Letizia, ennesima vittima di un mondo inquinato

Cara Letizia,
ti scrivo perché come tanti ho ascoltato e riascoltato il tuo messaggio http://www.huffingtonpost.it/…/letizia-leviti-morta-ultimo-… e sono qui con un gran groppo in gola…ti scrivo perché, come hai detto, sei forse “ruzzolata” da qualche parte e sono quasi certa che puoi sentirmi e che quindi le mie parole non cadranno nel vento.
Non ti conoscevo come giornalista, peccato, ma mi è bastato sentire, al di la delle parole che hai pronunciato, il tono della tua voce così morbido, caldo, tenero, avvolgente come un abbraccio e solo appena un po’ debole, che non ho potuto fare a meno di risponderti.
E ciò che hai detto ai tuoi colleghi, ma che poi è rimbalzato nelle rete, mi è arrivato dentro e mi è passato non solo dalle orecchie ma attraverso ogni poro della pelle.
Anche Tu non mi conosci, ma abbiamo qualcosa che ci unisce: credo che tu sia morta di cancro, ma se anche non fosse il cancro ad averti portato via, poco cambierebbe perché di certo ti sei ammalata ed hai fortemente sofferto.
Vedi, io, per oltre 30 anni, ho fatto il medico in un reparto di oncologia e in più di una occasione dovevo scappare in un cesso e tornavo con gli occhi bassi per non fare vedere che erano rossi….
Quando tornavo a casa dall’ospedale bene e spesso mi chiudevo in camera e nessuno, neppure i miei figli, potevano parlarmi per almeno ½ ora perché dovevo “smaltire” tutto quel dolore che durante il lavoro avevo assorbito e mi pesava dentro, rendendomi incapace di fare festa ai miei stessi figli.
Ci hai detto che nulla deve dominarci, neppure il lavoro, neppure la malattia…hai ragione, ma sai meglio di me quanto è difficile..
Cara Letizia ti scrivo perché – come avrai capito- il tuo messaggio ha riaperto quel “baule” che mi porto dentro di vita, di lavoro, ma anche di amore che si è dipanato in tanti anni coi miei pazienti e con le loro famiglie: vederli guarire era una gioia grande, ma quando partivano come è successo a te, il dolore mi contagiava e la domanda era sempre quella: perché? perché? perché?….
Penso ai tuoi bambini, a tua madre, a tuo marito e so il vuoto immenso che rimane quando queste cose succedono, e penso a come è difficile rimettere – almeno in parte – a posto i pezzi di un mondo che è crollato, ritrovare il ritmo di ogni giorno, i gesti semplici della vita quotidiana.
Ma vorrei dire loro che sono certa che ce la faranno, perché è questo che Tu vuoi per loro e perché hanno avuto come Mamma una donna straordinaria come te.
Ti assicuro, per esperienza (e puoi fidarti perché so quello che dico!), che basta anche una “piccola dose” di Mamma del tuo stampo per lasciare una impronta duratura, come una medicina a lento rilascio …e quel germoglio che hai messo dentro di loro li porterà lontano e vivranno in pieno la vita come Tu hai fatto e come vuoi per loro.
Penso ai tuoi bambini e li accarezzo di lontano, piano, fra i capelli, con tutto l’ affetto di una nonna, credimi, anche se non li ho mai visti.
Ma voglio anche dirti un’altra cosa, adesso che sei arrivata a destinazione e che certamente vedi le cose dall’alto e per come sono veramente, dacci una mano – e te ne prego davvero con tutto il cuore – a far si che noi medici “allarmisti” , “antiscientifici”, “alternativi” siamo finalmente ascoltati, dal momento che a quei “perché?” che tante volte mi sono stati rivolti, le risposte ci sono.
Ogni singola vita è un cerchio che si chiude ed un Mistero cui possiamo avvicinarci solo in punta di piedi, ma l’hai detto Tu -con voce sommessa ma ferma – ai i tuoi colleghi: “ dobbiamo dire la verità”.
Ma non dobbiamo forse fare, con altrettanta fermezza, la stessa cosa noi medici?
Come possiamo continuare a tacere e far finta di nulla nel momento in cui proprio la Scienza ci fa capire che ammalarci di cancro (e non solo!), non è “sfortuna”, “caso” , o “destino”, ma – nella assoluta stragrande maggioranza dei casi – la logica, inevitabile conseguenza di dissennate attività e comportamenti umani?
Chi fra di noi ha capito questo, come può tacere?
Cosa altro deve succedere perchè alziamo la voce e ci facciamo sentire?
Siamo ormai, prima ancora di nascere, come pavesini inzuppati non nel rosolio , ma nei veleni perché le sostanze tossiche e cancerogene ( metalli, pesticidi, distruttori endocrini, solventi, conservanti, ftalati, coloranti…) si trovano ormai a centinaia nei nostri corpi e passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, il periodo più cruciale e delicato di tutta la vita, condizionando il nostro destino di salute o malattia.
Le cose che noi diciamo sono molto semplici e logiche: è sulle cause delle malattie che bisogna agire e non solo nel cercare rimedi che sono troppo spesso inefficaci e le cause sono in quello che già ti ho detto: nei tanti veleni che disseminano, magari a piccole dosi, la nostra vita, prima ancora che veniamo alla luce.
Non dovrebbe essere difficile capire che se camminiamo in un terreno minato quante più mine ci sono e quanto più facile è saltare per aria: perché non cominciare a “sminare” il terreno?
Perché non chiudere i rubinetti dei veleni, invece che aprirne di nuovi?
Ma se aria, acqua , cibo fossero meno impestati di sostanze tossiche e pericolose non sarebbe un vantaggio per tutti?
Chi può ritenersi indenne o al sicuro oggi, nel nostro paese, dove ormai la probabilità di avere una diagnosi di cancro nel corso della vita riguarda un uomo su due ed una donna su tre?
Perché tanta ostilità, tanta reticenza, tanta ipocrisia quando questi temi si affrontano e perché tanta acredine – da parte di chi ha il coltello per il manico –nei confronti di chi vi vorrebbe porre rimedio o cerca di farlo?
Letizia, per favore, vai a ricercare Paola, Cesi, Manuela, Mik, Anna, Tiziana, Luisa, Rita, Lia, Rosa…fate una bella squadra, un brain storming, un quello che vi pare ma fateci arrivare – ruzzolandola magari da qualche parte – una ricetta che ci aiuti a sturare le orecchie di chi non vuol sentire, diteci che tasto dobbiamo toccare, che balsamo usare per sciogliere i troppi cuori ibernati e pelosi che ci circondano… Aiutaci a far capire che come siamo caduti in questa palude così ne possiamo anche uscire, almeno ascoltateci, confrontiamoci…in fondo vogliamo solo cercare di rimettere almeno un po’ per il verso giusto questo mondo che ci sembra andare tutto a rovescio ed in cui i tuoi, ma anche i loro ed anche i miei figli e i miei 3 nipotini già si trovano a veleggiare.
Ciao Letizia e ciao a tutti gli altri che ora non vedo ma che mi porto tutti nel cuore, aspetto fiduciosa.
Patrizia Gentilini

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